Montefoscoli - Pisa
 
 
 

Tempio di Minerva Medica

A volere questo edificio dedicato a Minerva Medica, dea della Medicina e della Sapienza, fu Andrea Vaccà Berlinghieri (1772-1826) per celebrare la memoria del padre Francesco (1732-1812). Entrambi illustri medici dell'Università di Pisa, i due Vaccà attraverso le opere scritte e i nuovi metodi operativi da loro ideati, seppero gettare le basi della medicina moderna, innalzando il prestigio dell'Ateneo Pisano.
La dedica a Minerva Medica anziché ad Esculapio, dio per eccellenza della Medicina, 
si può interpretare come una maggiore apertura verso quelli che erano gli interessi di Francesco Vaccà, che aveva studiato anche la Filosofia, evitando la circoscrizione alla sola scienza medica nonostante egli avesse dedicato ad essa la sua vita. Era perciò Minerva Medica la divinità che, meglio di ogni altra, riusciva a rappresentare la profonda e complessa personalità di questo grande medico.

La realizzazione dell’edificio fu commissionata all’architetto – ingegnere Ridolfo Castinelli (1791-1859), all’inizio della sua carriera professionale, che lo vedrà in seguito impegnato in opere di carattere pubblico come strade, ponti, bonifiche ecc., rivestendo incarichi sempre più prestigiosi, sino a divenire ingegnere capo del Compartimento Tirreno.

Tra le strutture architettoniche da lui realizzate, finora note, il Tempio costituisce quella meglio conservata, mostrando grazie all’assenza di manomissioni, che avrebbero potuto compromettere la struttura e i decori dell’edificio, il gusto e i sani principi che il Castinelli possedeva, improntati nel gestire la fabbrica nella sua totalità, fino a curare il più piccolo dettaglio.

Il Tempio, munito di viale con ingresso monumentale, si presenta realizzato interamente in laterizio, ad eccezione della sola architrave che è di marmo bianco. Dal punto di vista volumetrico, esso è costituito da un parallelepipedo, comprendente il porticato, il vestibolo, varie stanze, e da un retrostante semicilindro, occupato interamente dalla sala.

La facciata ed i lati poggiano su di un podio largo circa quindici metri e profondo sette, al quale si accede tramite una larga scalinata in pietra, alla cui sommità si innalzano otto poderose colonne d’orine ionico, formate da grandi dischi di terracotta.

Al centro, sulla parete della cella è posto l’ingresso, un grande portone fiancheggiato da due medaglioni raffiguranti la civetta con ramoscello di olivo (simboli della dea), sovrastato a sua volta dall’epigrafe dedicatoria. Tutta la fabbrica è caratterizzata dall’opus reticolatum e da una moltitudine di elementi decorativi, ora in marmo, ora in gesso, ora in terracotta, impossibile trattare tutti assieme, che rendono questo edificio una vera opera d’arte, estremamente raffinata ed elegante. Superato l’ingresso, il Tempio presenta un vestibolo, distinto dalla sala semicircolare da due colonne corinzie, atte a sostenere anche il balconcino superiore, utilizzato un tempo dai musici; tre grandi finestre illuminano tutto il piano terra.

LA SALA INTERNA

Dal vestibolo si ha poi accesso a due stanze laterali. In particolare, da quella posta a sinistra, attraverso una scala a chiocciola realizzata interamente in pietra, si può accedere ai livelli superiori, ovvero ad alcune stanze di incerta funzione , all’orchestra, e all’ambiente più ampio, situato nella parte centrale del timpano, là dove si apre la finestra circolare. Proseguendo sempre detta scala, si giunge ad un piccolo abbaino, che ha sostituito in data imprecisata, un terrazzo, dal quale, come ci riporta il Montani, noto letterato dell’epoca, si poteva osservare le amene colline che si stagliavano tutt’attorno.

La scelta del luogo, oltre ai legami affettivi della famiglia Vaccà Berlinghieri, non fu casuale. Seguendo le intenzioni del padre Francesco, Andrea scelse come luogo prediletto per innalzare questo edificio, quell’area dove suo padre nel 1808 aveva previsto la costruzione di una villa, la quale verrà costruita più a sud; questa, terminata poco dopo la realizzazione del Tempio, verrà demolita nel 1836 a causa del terremoto che colpì parte dell’area pisana.  

tratto da "il Tempio di Minerva Medica" di Fabio Lazzereschi - 2005 - CLD. Libri srl